La sedimentazione del messaggio emotivo.
Ecco, secondo me, lo stilema del Teatro Mobile di Catania.
Su invito della regista Francesca Ferro, ho rivisto ieri pomeriggio, in un allestimento più bello e solenne del precedente, il suo "Romeu Q Giulietta", presentato al Teatro Brancati di Catania, avente per testo la mia traslazione in lingua siciliana del dramma di William Shakespeare.
Guardando lo spettacolo per la seconda volta nel giro di pochi mesi, quel che credevo fosse soltanto una mia intuizione ha ottenuto una netta conferma: lo stilema del Teatro Mobile di Catania sta nella sedimentazione del messaggio emotivo offerto al pubblico.
Non si esce mai, infatti, dall'aver assistito ad una loro opera senza che nell'animo non sia rimasto del materiale emotivo sul quale confrontarsi, che ci costringe a dare parola a un turbamento viscerale, agli scossoni che ci hanno raggiunto e pungolano continuamente la mente e il profondo che desidera comprendere.
Il loro teatro è passionale, sanguigno, a volte è irrazionale, impulsivo, sensibile, poetico e fragile come lo è lo spettatore che ha scelto di osservarne le scene. E' il teatro che non loda e incensa con il turibolo i testi della grande cultura mondiale, ma ne coglie soltanto il sacro messaggio e lo rivela adattandolo al presente.
"Varare" una storia cosi celebre in tutto il mondo, come Romeo e Giulietta, adattandola a Catania, nei quartieri del degrado e della tetra periferia, dove spesso la vita precipita nel vuoto senza fine, portarla addentro, nell'intimo sentire di una gran parte del popolo soggiogato dalla miseria e piegato dalla malavita - ma mai sprovvisto di poesia e sentimento - è stato da parte del Teatro Mobile di Catania un atto coraggioso e innovativo nel panorama teatrale dei nostri giorni; ed è il tratto distintivo di un teatro che non ha scelto di restare in pianta stabile ma vuole muoversi continuamente tra la gente.
E' una volontà artistica del tutto nuova e coraggiosa, capace di tracciare il verso di chi dentro di sé ha ben chiara la vertigine del rinnovamento e non abdica al sacripante golem dell'inamovibile cultura dei padri.
Infine un grande plauso al cast eccezionale di attrici ed attori che hanno saputo rendere arguta e sfacciata, vispa e pungente; a tratti dinamica e frizzante; ma anche commovente e poetica, la storia d'amore di Shakespeare più famosa e conosciuta al mondo, e con essa la mia traslazione in lingua siciliana.
Alessio Patti (Catania, 27 aprile 2019)

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